How to start: protezioni sì, protezioni no

 

Iniziamo la settimana con un tema molto dibattuto, ovvero quello delle protezioni individuali.

Sto parlando di ginocchiere, polsiere, gomitiere e casco.

 

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È un tema caldo soprattutto per chi viene dal mondo del roller derby, lo sport di contatto su pattini a rotelle che sta diventando via via sempre più popolare e che in Italia conta circa una quindicina di squadre attive.

Avendo iniziato a pattinare nel mondo del roller derby, le regole alle quali sono sempre stata sottoposta sono molto severe nei riguardi dell’uso delle protezioni individuali. Indossarle sempre tutte (oltre a quelle dell’immagine anche il paradenti, importantissimo) non è solo obbligatorio ai fini del gioco ma diventa anche un requisito necessario durante gli allenamenti.

Quando non mi sto allenando a roller derby è il buonsenso a guidarmi: i momenti in cui decido autonomamente che tipo di protezioni indossare dipende dalle attività che andrò a svolgere in quel determinato momento.

 

 

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Me medesima, impegnata nel giuoco del roller derby. Foto, come sempre, di Benedetta Bassi

 

 

Le variabili che entrano in gioco sono molteplici, ma prima fra tutte la conoscenza del terreno sul quale andrò a pattinare. Che si tratti di flat o rampa, non penso mi metterei a pattinare senza alcun tipo di protezione in città che non ho mai visitato o piste ciclabili che non ho mai percorso. Basta una buca, la radice di un albero, un ramo di troppo per trovarsi per terra con un ginocchio al contrario. Ecco, no grazie.

E qua potreste dirmi “Hah! Ma anche sui terreni che conosci meglio può sempre esser caduto un ramo l’altra notte”. Vero, anzi, verissimo. Il margine che ho deciso di darmi su questo punto in particolare è dato dal mio background.

Non ho imparato a pattinare da piccola. Ho imparato tardi, a 24 anni. Il mio senso dell’equilibrio è molto scarso e sono una persona goffa anche nella vita quotidiana. Dopo aver notato che – colpa del roller derby – ogni volta che stavo per cadere mettevo a terra le ginocchia, ho deciso di darci un taglio. In particolare, dopo aver sbattuto più volte ripetutamente le ginocchia per terra – e vi assicuro che a certi livelli le ginocchiere sono completamente inutili – ho deciso di riabituare il mio corpo a cadere. Anzi, a non cadere.

Ogni volta che sento che sto perdendo l’equilibrio, anzichè buttare le ginocchia a terra mi accuccio, piegandole.

Se sta succedendo in corsa, trascino la punta del piede posteriore a terra iniziando a piegarmi finchè non ritrovo l’equilibrio e poi riassumo posizione eretta.

Ci sono innumerevoli modi per evitare di impiegare le ginocchia in una caduta. Sarei curiosa di saperne di più da atlete/i che provengono dal pattinaggio artistico: mi sembra un argomento interessante.

Tornando a noi e al perchè non indosso le protezioni in alcuni contesti e del perchè le indosso in altri, passiamo alle occasioni in cui sono full-geared.

 

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Esse sono:

  1. Una nuova bowl. La bowl è un contesto del ramp skating sempre incerto. Non c’è una bowl uguale all’altra – per questo sono così fantastiche – e questa non somiglianza tra bowl  le rende imprevedibili
  2. Un vert. Gli angoli a 90 gradi mi hanno sempre fatto una certa impressione. Non sono ancora molto brava a gestirli e credo di non sbagliare se dico che fanno parte di un mondo che guardo ancora con ammirazione da lontano – ma che un giorno domerò
  3. Nuovi trick. Ok, quando ho provato per la prima volta ad entrare in rampa con una ruota (ruota nel senso di esercizio ginnico), ho indossato il casco. Questo è l’esempio più recente che mi viene in mente ma ce ne sono sicuramente molti altri.

 

E voi? Indossate le protezioni? Tutte? Nessuna?

Sono curiosa di sentire i vostri feedback.

Love,

 

Doom

 

 

 

 

 

 

 

3 risposte a "How to start: protezioni sì, protezioni no"

  1. Ah! Tema scottantissimo!
    Personalmente io indosso sempre le ginocchiere, venendo dal judo e da un legamento rotto le mie ginocchia sono già abbastanza massacrate senza andare a rischiare ancora, e quasi sempre le polsiere, perché le mani sono la prima cosa che appoggio se cado e non vorrei mai rompermi qualcosa.
    In realtà ho notato che se cado difficilmente vado “di punta” sulle ginocchia (probabilmente un’eredità delle arti marziali, dove in alcune tecniche per proiettare l’avversario ci si butta in ginocchio ma ci si allena ad atterrare paralleli al terreno battendo gli stinchi e assorbendo in maniera molto più efficace l’impatto), però non me la sento comunque di rischiare per ora. Le gomitiere ammetto di aver iniziato a toglierle quasi subito, senza neanche fermarmi a riflettere, ma ne ho ricavato alla peggio qualche sbucciatura finora quindi direi che mi è andata bene!
    Ma la cosa che veramente mi ha fatto sentire libera – e liberata – a togliere è stato il casco. Inizialmente ero del tutto contraria all’idea, poi mi sono accorta che per assurdo la testa è la parte su cui ho più controllo mentre cado e addirittura se l’appesantisco con il casco a volte è quasi peggio che non ad averlo.
    Ovviamente, anch’io lo indosso se voglio provare qualcosa che non ho mai fatto prima o che ho sbloccato da poco o se è molto che non vado sulle rampe. O anche se semplicemente sono stanca e sento che la mia soglia dell’attenzione si sta abbassando. In definitiva penso che quella di togliere le protezioni, e quali, sia una cosa che un* si deve semplicemente “sentire” di fare in quel momento preciso, è liberatorio solo se ci si sente a proprio agio senza, altrimenti è un rischio inutile. E se ieri mi sentivo tranquilla senza casco ma oggi no, beh lo rimetto e pazienza se sembro un fungo di Super Mario 😀

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    1. Aaaah, il casco! Non starò qui a mentire perchè sai che fine ho fatto quell’unica volta in cui mi sono messa in testa di skateare da stanca al the Jump – e che fine ha fatto la mia faccia.
      Più vado avanti più sono convinta che il casco sia importantissimo, ma a riguardo – e più in generale riguardo le protezioni – ci sono due scuole di pensiero.
      Il tutto sta a noi nel raggio delle nostre responsabilità, ma mai mi sognerei di criticare altre/i skater per le loro scelte. Questo è il messaggio che vorrei far passare.
      Ciò detto mi accodo alla tua testimonianza: quando si praticano altri sport per anni è difficile far dimenticare al corpo gli automatismi. A karate ci insegnavano a battere forte i palmi delle mani sul tatami quando cadevamo, alzando la testa per non prendere colpi. Ti lascio immaginare la sensazione di palmi delle mani che battono forte sul cemento perchè il tuo corpo è ancora convinto che vada benissimo fare così.

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