It’s a head thing

 

“Questione di testa”. Quante volte ce lo diciamo, ce lo ripetiamo e nonostante tutto non riusciamo a completare un movimento “per colpa della testa”?

A me capita spesso, non starò qui a dirvi di aver trovato la formuletta magica per risolvere qualsiasi problema riguardo l’apprendimento di un trick. Purtroppo per me (e per voi) un trick non si completa con uno schiocco di dita ma richiede tempo, pazienza, costanza e soprattutto sicurezza in se stesse/i.

Premessa: sono una persona molto distratta e lo sono sempre stata. Questo non mi aiuta per niente nè sul lavoro nè tantomeno nella vita di tutti i giorni. Sono il tipo di persona che continuerebbe a gridare per ore “Ma dove ho messo gli occhiali?” salvo accorgersi di averli appesi allo scollo della maglietta, o il tipo di persona che solo se aiutata e presa per mano riuscirebbe a ricordarsi di pagare le bollette o sistemare quelle carte dal commercialista salvo incorrere in mesi di mora.

Non lo faccio di certo apposta, ma non posso negare di essere davvero davvero un disastro in certi ambiti della mia vita.

Pattinare non è un’eccezione. Equilibrio? Mai avuto. Consapevolezza del proprio corpo nello spazio? Nemmeno. Insomma per praticare questa disciplina mi sono dovuta fare in quattro sul serio. Niente di quello che sto facendo in questo periodo della mia vita ha senso per il mio corpo. La precisione con cui atterro sul coping sarebbe stata solo un miraggio lontano se non mi fossi messa in testa di provare a controllare la velocità e la posizione dei piedi. In questo senso sono fiera dei miei piccoli risultati ma, come per tutte le persone, ci sono dei giorni in cui non c’è proprio niente da fare.

 

Ecco una serie di cause e relativi accorgimenti a cui ricorro quando sento che non ci sto con la testa.

 

1 – Probabilmente sto cercando di fare troppe cose insieme. A volte arrivo in park con una lista mentale di trick da sbloccare e ne esco a mani vuote. Chi troppo vuole nulla stringe: cerco di ridurre la mia lista ad un solo trick e mi metto in testa che “se non sarà oggi sarà la prossima volta”. Di solito funziona.

2 – Non è una buona giornata per pattinare da soli. Ok, può capitare anche questo. A volte stare in park da soli ad esercitarsi è un po’ noioso. Solitamente finisco per voler fare tutto subito, senza scaldarmi e senza fare pause tra una run e l’altra. Andare in park con qualcuno non solo è più divertente ma sinceramente mi permette sempre di confrontarmi con qualcuno rispetto a quello che sto facendo, chiedere pareri e risolvere trick.

3 – Ansia da prestazione. Se non riesco a concentrarmi probabilmente sono troppo presa da tutto quello che sta intorno alla rampa e non dalla rampa. In questi casi devo necessariamente attuare la mia “tattica paraocchi”, un metodo che utilizzo ogni volta che sono in volo (odio l’aereo). Consiste nel fare finta di non avere visione periferica. In pratica l’unica cosa che conta sono le mie ginocchia e uno spazio di 5cm tutto intorno al mio corpo, come una specie di bozzolo. Nel caso specifico della rampa basta fare finta di essere all’interno di uno spazio vuoto, solo la rampa ed io.

4 – Forse non ho mangiato / bevuto abbastanza. Anche questa sembrerà una banalità, ma spesso per via del fatto che “sto andando a divertirmi” dimentico completamente che pattinare sulle rampe è esercizio fisico – eccome se si fa fatica!

5 – Sto pensando a cattivi risultati in altri ambiti della mia vita. Potrei aver avuto una settimana dura a lavoro e potrebbe essere che il mio sentirmi inadeguata sul lavoro abbia la meglio sulla mia performance fisica. Quante volte non abbiamo chiuso la porta “problemi personali” prima di entrare in palestra con l’unico risultato di non riuscire a fare assolutamente niente? La cosa migliore è tenere separati i due ambiti. Come? Basta circondarsi di persone che ci supportano, indossare la nostra tshirt da battaglia, pulire i pattini, cambiare i cuscinetti, fare una serie di cose che ci fanno stare bene in preparazione all’arrivo in park. Andare in park dovrebbe essere motivo di relax: se non chiudiamo quella porta anche fare quello che ci piace diventerà frustrante con l’unica conseguenza di non farcelo più piacere. Ed è un peccato.

 

Vi siete ritrovate/i in questi scenari? Ci sono altre possibili cause che minano la vostra concentrazione? Parliamone!

Doom

 

 

 

 

 

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