Product Review: Chaya Kismet aka il pro model di Barbie Patin

Product Review: Chaya Kismet aka il pro model di Barbie Patin

Ecco una product review che aspettavo di fare da un bel po’: finalmente ho tra le mani i Chaya Kismet aka il pro-model di Barbie Patin, cazzutissima rollerskater argentina.

Li ho presi di seconda mano (tra l’altro, se non lo conoscete, su un gruppo facebook che si chiama 2nd Hand Roller Derby & skate Börse / flea market Deutschland + Europe) dunque queste foto prodotto saranno molto molto oneste e zero patinate. Spero che apprezzerete.

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Iniziamo col dire che questi pattini sono usciti a metà marzo 2019, quindi per la rapidità con cui si muove il mondo Chaya (e in generale il mondo rollerskate) si tratta di un modello che ha già subìto delle migliorie nelle versioni successive, o almeno così dichiara il brand.

Sta uscendo in questo periodo, infatti, la versione rosa del pattino Kismet, anche se non sembra ancora disponibile in Europa. Se dunque siete interessate/i ad acquistarlo, tenete d’occhio l’internet per sapere quando uscirà (voci di corridoio dicono seconda metà di maggio).
In realtà mettendo a confronto le due tabelle tecniche del Kismet color jeans (quello che recensirò in questo articolo) e quello color rosa non cambia granché, tranne il grado di ventilazione della scarpetta che passa da “medio” a “moderato”.

Tornando a noi, passiamo a spiegare un attimo per punti cos’abbiamo tra le mani.

Il pattino Chaya Kismet viene presentato sul mercato come un pattino all-in-one, cioè un setup adatto a più livelli di esperienza, che ha tutto quello che serve per iniziare a skateare in park, street, bowl e via dicendo.

È stato sviluppato da Chaya Skates, sub-brand di Powerslide, in collaborazione con la loro team rider di punta Barbie Patin, volto del brand sin dai suoi albori per quanto riguarda la parte quad aggressive.

 

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I colori sono quelli della sua Argentina: in foto non rendono molto bene ma sebbene io avessi parecchie riserve, devo dire che dal vivo non sono poi così scandalosi.
Il lato positivo se proprio non vi piacciono? Customizzarli è semplicissimo, bastano dei colori acrilici e un po’ di pazienza e potete farli diventare come volete.

La scarpetta è bassa, la caviglia è libera. Ma non confondiamo un boot sneaker con una ciabatta: rispetto ad un built diy con scarpa vans e suola in alluminio, questa sneaker è davvero molto comoda. Altro punto a favore: nella scatola troverete anche delle suolette in gomma per rialzare il vostro tallone, semmai doveste averne bisogno.

Altro punto comodità sicuramente gli anelli sul retro per infilare i pattini più velocemente.

 

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La piastra è una Chaya Shari: si tratta di una piastra in nylon e fibra di vetro, con truck a 20°, cushions da 92A e truck Chaya standard. Si tratta di una piastra leggera (come tutte le piastre in nylon del resto) ma un po’ più resistente dello standard.

I grind block sono gli stessi che troviamo sul setup Chaya Karma Park skates, il primo modello per lo skatepark progettato da Chaya.
Sicuramente rispetto ad altri slider (o grind blocks) questi hanno una caratteristica che per alcune persone si traduce in difetto: l’area d’appoggio è inferiore – circa 2 cm. Questo significa slidare (scivolare) con molta più facilità, ma gli stall ne risentiranno inevitabilmente.
Domanda: ci si può abituare? Ovviamente sì, ma bisogna imparare ad usare il tutto in maniera diversa, sfruttandone la forma particolare, sfruttando i lati (il grind block si estende anche sul lato esterno del piede, aprendo nuove possibilità).

 

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I freni sono dei Chaya Stopper, meno durevoli rispetto al modello Cherry Bomb (lo dico per esperienza) e in versione blu, ma non sono per nulla da buttare.

 

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Le ruote con cui arriva questo setup, le Octo Paseo, sono un tasto dolente: si tratta di ruote per i miei gusti troppo morbide (92A), da 59mm di diametro e 38mm di larghezza. La zigrinatura è apprezzabile, nulla da dire, ma non si tratta di un treno di ruote adatte per slidare con facilità: troppo morbide e pertanto si inchioderebbero. Anche i cuscinetti non sono il massimo: i cuscinetti Wicked sono sempre casa Powerslide ma non sono proprio famosi per la loro performance.

Consiglio generale: questo setup è molto adatto se dovete muovere i primi passi in skatepark, street, bowl e il vostro budget è limitato. Il costo è 200 euro per tutto il pacchetto e francamente è un buon affare.
È il setup ideale per chi ha già deciso che vuole continuare a pattinare ma ancora non è così esperta/o da poter mettere insieme i pezzi come si deve.

Il mio consiglio finale? Compratelo, usatelo, poi quando avete imparato basi generali e primi stall, cambiate le ruote e compratevi delle ruote dure. Ah e ovviamente cuscinetti nuovi!

Spero che questa recensione vi sia stata utile, se avete domande mandatemi pure un DM su instagram e, già che ci siete, seguitemi!

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Doom

Live streaming: Trick Talk | 8 aprile 2020

Live streaming: Trick Talk | 8 aprile 2020

Mercoledì 8 aprile alle 18:30 vi aspetto su Instagram per una live streaming a tema trick, terminologia e tanto altro.

Se quando sentite “fakie” pensate che si parli di fake news e quando vi chiedono la differenza tra slide e grind non sapete da che parte girarvi, questo episodio è per voi. ✨

Aggiungimi su instagram e tienimi pront* con birretta, vino o the caldo. Facciamo aperitivo.

Later skaters!

Doom

Rollerskating in Quarantena: guida pratica per soffrire di meno

Rollerskating in Quarantena: guida pratica per soffrire di meno

Le aspettative non sono le più rosee, è vero. Non prevedo una fine rapida a questa quarantena anti COVID-19 e, mentre osservo il cielo di un azzurro splendente fuori dalla finestra del mio studio, mi domando quante volte avrei potuto chiudere un soul grind oggi, che nuovo trick avrei imparato, cosa mi sarei portata come pranzo al sacco, a che ora sarebbero arrivate le mie amiche e via dicendo.

Sogno ad occhi aperti ma poi torno in me e mi dico che è meglio essere qui, ed ora.

In generale “qui ed ora” lo trovo un mantra molto potente: non ha senso piangersi addosso (se hai pianto almeno una volta in quarantena, fammelo sapere nei commenti qui sotto), né tantomeno fantasticare su un’attività al momento impraticabile.

Ma quindi cosa faccio? Volto la testa e vedo i miei pattini in un angolo, tristissimi.

Li prendo in mano, metto su una playlist di Spotify ben precisa e mi muovo in salotto. Mi sento già meglio.

Fine della breve storia triste.

Scherzi a parte, questa qui sopra potresti benissimo essere anche tu. O forse no, forse come me ti sei già rott* le scatole di tutte le varie challenge su instagram e già non ne puoi più. Forse vorresti avere qualche dritta su cosa fare DAVVERO, cosa DAVVERO può esserti utile per uscirne più forte, una volta finita questa reclusione forzata.

 

 

Ecco una lista di 10 considerazioni e attività che mi sento di darti oggi.

1. Mettiti i pattini. Ok, può sembrare scontato, ma è già un grande passo. Tra pensare di averlo fatto e non farlo per niente c’è una bella differenza. E se ti chiedessi di mettere un timer sul telefono e di indossare i pattini per esattamente 20 minuti ogni giorno? Sono sicura che noteresti subito la differenza.

2. Pratica la meditazione. Questo può essere fatto durante, prima o dopo una sessione di yoga, oppure sedut* sul suo divano, con abiti comodi e un’atmosfera tranquilla. Se ti sembra un’attività troppo stravagante o troppo “spirituale” vorrei farti cambiare idea. La meditazione è un’attività che a mio avviso dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Concentrarsi sul proprio respiro, liberare la mente e acquisire consapevolezza sono ottimi ingredienti per migliorare la tua giornata – e in generale il tuo essere.

3. Yoga. Anche questa scontatissima? Non così tanto. Ci sono moltissimi corsi gratuiti online: su Youtube in particolare troverai talmente tanti video di yoga da perderti. In questo periodo io sto seguendo Boho Beautiful e MadFit. Se invece vuoi qualcosa a tema rollerskate, @kid_ace sta conducendo delle lezioni di yoga per rollerskater, prova a dare un’occhiata!

4. Leggi fanzine e riviste. La cultura è sicuramente l’arma migliore contro la passività: sicuramente è un ottimo momento per fare un po’ di ricerca e tirare fuori fanzine dal sottobosco skate e rollerskate. Là fuori ci sono tante realtà che aspettano solo di essere scoperte. Se vuoi qualche dritta su dove cercare scrivimi un DM.

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in foto: DogDays Magazine

 

5. Supporta piccoli business. Se la tua situazione economica in questo momento non è stata poi così minacciata dal Coronavirus, magari ci sono persone che invece si trovano nella situazione opposta. Pensa a tutti gli skateshop che hai sempre sostenuto, o i brand da cui avresti sempre voluto acquistare ma non trovavi mai il pretesto giusto. Ora il pretesto è decisamente quello giusto, tant’è che molti piccoli business in questo momento stanno offrendo sconti o spedizioni gratuite proprio per incentivare l’acquisto. È un win-win per entrambi: tu paghi di meno per l’oggetto che avevi in wishlist da tempo e loro ne usciranno un po’ meglio da questa situazione.

6. Risparmia. So che questo punto quasi contraddice quello precedente, ma iniziare a tenere un registro delle proprie spese – se già non lo fai – è un’attività utilissima. “Cosa c’entrerà con il rollerskate” ti starai domandando. Pensala così: ogni euro risparmiato in qualcosa che non ti serve, potrà essere messo da parte e un giorno speso per comprarti il setup dei tuoi sogni, quello che ti sembra irraggiungibile ora.

7. Guardati un sacco di video, tutti quelli che non sei riuscita* a guardarti prima perché “non avevi tempo”. DogDays Magazine ha stilato una bella lista di video must-watch, la trovi qui.

8. Approfondisci un po’ meglio le tue ricerche tecniche. Se prima la smania per skateare ha reso le tue ricerche di componenti più affrettate, adesso c’è tutto il tempo per cercare con calma, leggersi qualche forum o articolo, guardarsi qualche video review.

9. Resta in contatto con altre* rollerskater. Instagram, Facebook, Reddit, Youtube, Tik Tok: siamo dappertutto. Non dirmi che in queste settimane non hai parlato almeno con una nuova persona che sia una! Ho un compito per te: se non hai instagram, fattelo. Poi inizia a seguire delle persone che pattinano e a commentare quello che fanno. Costruisci la tua piccola rete e condividi la tua passione con altre persone. E a proposito di questo, ti consiglio di seguire CIB Italy: ogni domenica tiriamo fuori un trick dal cappello e ti invitiamo a provarlo, dentro casa!

10. Segui livestream e podcast. Questo punto si collega al precedente ma è fondamentale: avere la possibilità di partecipare a videochiamate ti farà certamente sentire più vicina* ad altre persone che condividono la tua stessa passione. A proposito, lo scorso martedì ho tenuto una live streaming dal mio instagram e non escludo di farlo ancora: per restare aggiornat* assicurati di seguirmi.

 

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Spero di esserti stata utile. Stai facendo qualcosa che non è presente in questa lista? Fammelo sapere nei commenti.

xx

Doom

 

Da “Chicks in Bowls” a CIB Crew: ecco perchè il cambio di nome

Da “Chicks in Bowls” a CIB Crew: ecco perchè il cambio di nome

Non sapevo bene se e quando parlarne, ma è giusto che dedico un post ad un tema che mi sta molto a cuore: CIB e l’evoluzione del suo brand.

CIB fa parte, involontariamente, dell’inizio della mia storia come rollerskater. Nel 2015 ho iniziato a notare un crescente numero di donne e ragazze che facevano evoluzioni incredibili con gli stessi pattini che all’epoca usavo per il rollerderby, dunque un bel giorno ho deciso di portarli in skatepark e … la storia la sapete.

Dal 2015 sono admin di CIB Italy e da quest’anno sono entrata a far parte del team CIB. Prima della fine del 2019 CIB si è sempre chiamato “Chicks in Bowls” e per chi è fuori dalla scena capire il cambio di nome potrebbe esser stato difficile.

 

Ecco cos’è successo.

 

Come leggete nell’infografica in fondo all’articolo, disegnata da Lady Trample, fondatrice di CIB , il brand nasce nel 2012 ad Auckland, in Nuova Zelanda.

Lady Trample si è innamorata del ramp skating nel 2012. Da quel momento in poi il suo obiettivo è stato quello di creare un ambiente sicuro ed inclusivo per skater di qualsiasi background (disciplina) nella community del rollerskating.

 

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Lady Trample – fonte: S1 Helmets blog

 

La sua prima esperienza sulle rampe è stata con una sua amica, Michelle “Cutthroat,”, che un bel giorno le ha detto “look at all these chicks in bowls,” (“guarda tutte quelle ragazze nelle bowl”) la sua creatività ha subito preso il sopravvento, e così è nata la prima grafica di Chicks in Bowls.

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Non molto tempo dopo, Trample ha creato una pagina con alcun* amic* per condividere foto e video della piccola comunità di chicks ad Auckland, per far capire ad altre donne che erano le benvenute nei loro skatepark locali che, al tempo, erano effettivamente ancora frequentati prevalentemente da uomini.

La community di Chicks in Bowls è esplosa in qualcosa di magico durante la crescita di più di 300 chapter, nati dalla primissima richiesta di aprirne uno, in Argentina. La comunità stava crescendo e Trample doveva decidere dove portarla.

Il team fondatore originario era composto da Nick Agnew e Sandy Hall (la madre di Lady Trample) e Lady Trample. Insieme hanno lavorato per creare il brand stesso e la community di chapter come la conosciamo oggi. Si sono ispirat* al concetto di far sentire chiunque benvenut* nelle loro località e di collaborare per trovare modi per far sentire il rollerskating accessibile e divertente a qualsiasi livello.

Nel 2014 viene lanciato il primo sito di Chicks in Bowls.

Da lì CIB inizia a creare abbigliamento, accessori e attrezzatura. Negli ultimi anni CIB ha creato hardware in collaborazione con Riedell, partendo dalle ruote nel 2016, fino agli slide blocks dello scorso anno. CIB ha anche fatto una partnership con Frogmouth Clothing per creare abbigliamento sportivo, ed una con la WFTDA per ospitare meetup internazionali in concomitanza con i tornei di roller derby.

Nel 2018 l’assetto del brand inizia a cambiare. Nick Agnew si ritira dal business ed Erin Burrell subentra per dare una mano.

A marzo 2019 inizia il rebranding e il nome del sito diventa cibcrew.com: un passaggio intermedio per investigare come far sentire chiunque inclus* all’interno della community che CIB stava creando. Una sorta di test per verificare la risposta online, insomma.

Verso la fine del 2019, alcune conversazioni online hanno spinto Chicks in Bowls a fare un passo indietro circa il proprio nome e a guardare le cose dall’esterno. A dirla tutta su instagram si è acceso un vero e proprio dibattito, che ha spinto CIB a prendere una decisione in merito al naming.

L’inclusività è sempre stato un tema sentito per il brand e giunti a quel punto era chiaro che il nome non rispecchiava più le esigenze della community.

La frase “Chicks in Bowls” rimane di certo una parte di quello che è oggi CIB, ed è stato indubbiamente triste per il brand dover rinunciare ad utilizzare quelle parole. Trample rilancia il brand chiamandolo CIB Crew.

In un articolo uscito in quel periodo, Trample scrive che la “C” è un’esperienza personale, e chiunque può scegliere in autonomia che parola associare alla lettera (“community” ad esempio).

“We want gender diverse, non-binary, women, men, kids, older skaters, every size, every ethnicity, every shape, and all that’s in between, to know they are invited and encouraged to be a part of this community and our brand.”

 

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Vi ho incuriosit* e volete saperne di più? Andate sul sito di cibcrew.com per vedere di che si tratta, oppure seguite il brand su instagram.

Volete fare acquisti su cibcrew.com? Usate il codice CIBDOOM10 al checkout per un 10% di sconto sul vostro prossimo ordine!

 

Vostra,

Doom