Ramp skating 101 – parte 3

Ramp skating 101 – parte 3

Parte uno

Parte due

Questa è la terza parte della traduzione della guida di Lisa Suggitt sul ramp skating per beginner.

E) La vostra prima volta

Andate in skatepark molto presto, al mattino se potete. La maggior parte degli skatepark è meno affollata di mattina quindi avrete più tempo per fare pratica.

La prima volta che andate là fuori cercate di scivolare verso la base della bowl o partite dal centro della mini rampa. Abituatevi al feeling di pattinare su una superficie un po’ curva. La sensazione è molto diversa rispetto a pattinare su una superficie piana e anche da una semplice discesa (ad esempio una collina). Prendetevi un po’ di tempo per giocare e divertirvi.

La postura per il ramp skating

Tendete in avanti con il peso, abbassatevi al livello dei fianchi piegando le ginocchia, rilassate i muscoli, portate il vostro piede dominante in avanti e l’altro leggermente dietro.

Dovreste sembrare sedute/i su una sedia invisibile, ma inclinata in avanti. Mantenendo questa posizione – inclinandovi in avanti – ridurrete il rischio di cadere all’indietro.

Cadere in sicurezza

Il ramp skating prevede di farvi cadere. Molto. Alcuni dicono che sia metà del divertimento. Se non cadete mai significa che non ci state provando abbastanza! Prima di anche solo considerare di provare a skateare sulle rampe, dovreste già saper pattinare e cadere. Esercitatevi con queste skill finché non diventeranno naturali.

One knee slides

Pattinate a velocità media, adagiate un knee pad a terra, scivolate lungo una linea retta finchè non vi fermate o quasi, rialzatevi, ripetete con l’altro ginocchio.

Two knees slides

Pattinate a velocità media, abbassatevi lentamente e lanciatevi in una scivolata con entrambe le ginocchia. Non buttatevi al suolo, concentratevi su una discesa controllata. Fate in modo di mettere il peso all’indietro.

I video del mese

I video del mese

Hello!

Natale e compagnia bella sono andati (finalmente) quindi si torna alla vita di tutti i giorni. Quanto a me, sono stata malata per la quasi totale durata delle mie ferie quindi non sono mai riuscita ad andare per rampe e le mie uniche sessioni di rollerskating si sono limitate a qualche tentativo di passo di roller dance in salotto.

 

Per questo motivo la mia passione si è nutrita di video e foto – tra un colpo di tosse e l’altro.

Ecco i video che mi sono mangiata in queste ultime settimane:

 

 

Immancabili i video di Planet Rollerskate a cura di quella pazza di Indy. Se non ci fossero sarebbe grave! Se siete alle prime armi con le rampe non perdetevi il suo canale youtube.

 

 

Per quelle serate in soggiorno quando fuori piove:

 

 

 

Nonchè l’ultimo video di Anti Clique, ovviamente fighissimo:

 

 

 

Diario: Assenza + resoconto del weekend con Sbanda Brianza

Diario: Assenza + resoconto del weekend con Sbanda Brianza

LO SO.

DAVVERO, LO SO.

Non scrivo sul blog da più di un mese e mi vergogno come un cane. “Life happened” potrei dire. Effettivamente ne è successa una dietro l’altra – nonostante mi renda conto che non sono scuse accettabili.

Stranamente l’inizio della mia assenza coincide con l’inizio di un progetto davvero challenging presso lo studio dove lavoro (n.b.: so che vi piace pensare che pattino e disegno tutti i giorni tutto il giorno e invece nella vita faccio la graphic designer) e, guarda caso, proprio oggi che stiamo chiudendo la presentazione per il cliente mi sono sentita abbastanza rilassata da riaprire wordpress e iniziare a scrivere.

COINCIDENZE? IO NON CREDO.

Com’è stato vivere senza i miei post per un mese? Non vi sono mancata per un cazzo vero? Ad ogni modo rieccomi, e inauguro subito con un breve racconto dello scorso weekend.

Sabato 21 ero con la crew Rollerfighters e mio fratello Tommaso (50% di Busking Bears) a Mariano Comense, precisamente al Palatenda.

Quei fuori di testa di Sbanda Brianza hanno ben pensato di festeggiare il loro terzo compleanno con un festone da paura e hanno invitato noi di Busking Bears e le Rollerfighters  a tener banchetto.

Ci siamo radunati sotto lo stesso gazebo e abbiamo allestito il corner della paura. Tra balletti, carriole, ruote, breakdance e birra io davvero non sapevo più da che parte guardare.

Ma a parte questo l’opportunità più interessante per la mia sister Matje e me medesima è stata poter skateare l’area street che Sbanda aveva allestito per l’occasione.

 

 

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Eccoci qua, aggraziatissime. Io mi sto grattando un piede.

 

 

Altre testimonianze:

 

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RIDE HARDCORE #RIDEHARDCORE #SBANDABRIANZA #SLIDENOW

Un post condiviso da Sbanda Brianza (@sbandabrianza) in data:

 

Insomma per noi la serata si è conclusa attorno alle due dopo una sessione di rollerskate durissima. Ho un ematoma sulla gamba sinistra che sta diventando viola ma devo dire che tutto sommato sono contenta.

Ah, e ormai posso dire di essermi abituata al mio nuovo setup. Sono ufficialmente innamorata.

 

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Alla prossima, spero prestissimo insomma. Mi organizzo.

 

Love,

Doom

 

 

 

Perchè Bomba Hache è una bomba e il ramp camp è stato una bomba

Perchè Bomba Hache è una bomba e il ramp camp è stato una bomba

 

(no, questo non è un articolo sulla Bomba H di Kim)

 

 

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Come avrete sicuramente visto seguendo la pagina di Chicks in Bowls Italy e dai miei vari interventi su instagram, una settimana fa si è tenuto il ramp camp con Bomba Hache, che avevo anche intervistato qui.

Per chi non avesse seguito la cosa o non fosse aggiornata/o sull’argomento, Bomba Hache è una skater del team di Chicks in Bowls, fondatrice di Chicks in Bowls Spain e atleta ultra-sponsorizzata.

Oltre ad avere un’organizzazione eccellente di tutto ciò che concerne la sua presenza online, fin dai primi step si è dimostrata molto professionale e attenta, motivo che mi ha fatto decidere definitivamente che era la persona giusta per fare un ramp camp in Italia a fine estate.

Le mie aspettative non sono rimaste deluse: Sara è una persona eccezionale, oltre ad essere una formidabile skater.

 

 

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Sara è partita dalle basi per tutte/i le/i presenti. Per fortuna! Io stessa mi sono accorta di aver accumulato un sacco di lacune avendo imparato a pattinare da autodidatta. Questo ramp camp è stato fondamentale per la mia preparazione e aver trovato qualcuno come Sara che (parole sue) “non ti lascio andare finchè non avrai re-imparato a saltare e fare pumping, sarò la tua ombra!” è stata una vera fortuna.

Questo ramp camp non ha solo chiarito tutti i miei dubbi e ispirata ad affrontare trick nuovi. Mi ha anche convinta a riprendere in mano le basi della mia pattinata, risolvere tutti i dubbi e le imperfezioni tecniche, riprendere daccapo la mia preparazione, migliorandola.

Penso di parlare per tutte/i nel dire che Sara ha un modo di insegnare molto coinvolgente. Gli esercizi venivano svolti facendoci sfilare una/o alla volta di fronte alle/i presenti. Il livello di concentrazione e di attenzione era al massimo.

Il Capanno skatepark ci ha accolte/i con entusiasmo. Decisamente un posto da ri-visitare per quanto mi riguarda.

Sportforfun (dove si è tenuto il secondo giorno di ramp camp) ha una full pipe. Mi sembra un motivo più che valido per visitarlo!

 

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Tutti i momenti extra (tipo l’afterparty in casa Rollerfighters) passeranno alla storia. Ormai ve li siete persi, farete bene ad esserci la prossima volta!

 

Grazie a Rollerfighters per il supporto logistico e alla mia compare @matjelille per avermi dato una mano.

Ora ci prendiamo una piccola pausa – quest’anno è stato davvero impegnativo! – ma non escludo possano esserci presto novità sulla stagione invernale. Stei tuned.

 

Doom

 

 

 

 

 

Interview: the House Bunnies Rollerskate crew

Interview: the House Bunnies Rollerskate crew

 

Continuiamo le interviste con le/gli House Bunnies, una neonata crew di Rimini che sta crescendo molto rapidamente!

Le/li conosco personalmente e sono stata contentissima quando hanno aperto il loro instagram e si sono formalizzate/i con un nome e un’identità.

 

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1 – Ciao theHouseBunnies (l’ho scritto, giusto?), chi siete e di dove siete?

Ciao Irene, si si l’hai scritto perfettamente. Noi siamo una crew fresca fresca della Riviera Romagnola, precisamente di Rimini , che 5 mesi fa ha deciso di lanciarsi in questo mondo, o meglio in questo stile di vita che ci ha completamente travolto, con l’obiettivo di crescere sia come skaters ma anche come gruppo.

 

 

2 – Da dove viene il nome della vostra crew?

Questa domanda ci fa sorridere, perché inizialmente questo nome era nato quasi per gioco un giorno che eravamo allo Skatepark di Rimini e scherzavamo sul fatto che sotto il coping dei due quarter ci fossero delle scritte fatte dagli skater ( suppongo ) “ CONIGLIETTE CASALINGHE” e “FATTELA UNA SCO***A OGNI TANTO”, al che abbiamo cominciato a scherzarci sopra e ci è piaciuto talmente tanto questo ossimoro delle conigliette casalinghe che abbiamo deciso di chiamare la nostra chat di WhatsApp “ The House Bunnies”; da qui ci siamo abituate e innamorate di questo nome e abbiamo deciso di chiamare proprio così la nostra crew.

 

 

3 – Come avete iniziato a pattinare sulle rampe?

Abbiamo sempre frequentato gli Skatepark in generale, chi per un motivo, chi per un altro, amici, fidanzati, curiosità, insomma, prima o poi anche noi saremmo entrate nel “tunnel”. Poi la cosa è stata abbastanza naturale, abbiamo cominciato a guardare tantissimi video delle Moxi o di Chicks in Bowls e abbiamo cominciato a gasarci talmente tanto che le pattinate sul lungo mare di Rimini chiaramente non ci bastavano più, sentivamo il bisogno di andare oltre e provare; poi la primavera, il sole, le belle giornate, lo Skatepark, la cosa è venuta da sè, tanto che abbiamo cominciato a girare per vari Skatepark della zona pur non essendo capaci a far praticamente niente, finché abbiamo conosciuto Davide e Jacopo, due ragazzi che fanno Agrressive Inline che ci hanno voluto aiutare insegnandoci le basi, i primi salti, i primi stall ecc, e dal lì e stata solo una salita!

 

 

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4 – Premettendo che molte di voi (se non tutte) vengono dal roller derby e lo praticano con continuità, avete mai incontrato pattinatori/pattinatrici quad in park che provengono da altri tipi di background?

Purtroppo non abbiamo mai conosciuto nessun pattinatore\pattinatrice quad qui nei park in zona, pare che siamo le uniche in tutta la provincia e non solo, quindi non sappiamo risponderti a questa domanda. L’obiettivo sarebbe di reclutare ragazze curiose coraggiose e appassionate provenienti non solo dal Roller Derby in modo che questo sport possa crescere anche qui dove nessuno lo aveva praticamente mai visto!

 

5 – Dove skateate di solito?

Generalmente siamo sempre al park di Rimini 3 o 4 giorni a settimana, in pratica quando non abbiamo gli allenamenti di Roller Derby, ma ogni tanto facciamo anche qualche piccola “trasfertina” al park di Cesena il Jurassik, oppure al nuovo T6 di Gambettola ( questi sono i tre park più gettonati e frequentati ), altrimenti quando c’è qualche evento in particolare andiamo a skateare in mini!

 

6 – Com’è la scena skate a Rimini?

Qua da noi c’è una bella scena, siamo circondate da skaters e bikers, i park sono sempre affollati, e la cosa è positiva! Abbiamo anche “pezzi grossi” come professionisti e pluricampioni di skate che sono della nostra zona e che spesso skateano con noi. La scena qui è decisamente in crescita, ma speriamo che cresca non solo per skate e BMX, ma anche per i quad, noi ci stiamo lavorando !!!

 

7 – Come siete viste in park dagli skater? C’è inclusione o vi guardano storto?

Devo dire che c’è un bel rapporto con gli skater, da quando abbiamo cominciato a girare negli skatepark sono nate anche nuove bellissime amicizie. Non è mai successo che qualcuno ci guardasse storto o ci trattasse male ( per fortuna loro) anzi, sono incuriositi e attratti da quello che facciamo e spesso ci troviamo a chiacchierare insieme e ci scambiamo informazioni su skate, durezze delle ruote, pattini ecc, ovunque andiamo conosciamo qualcuno e spesso è capitato che poi ci si organizzasse anche per andare a skateare insieme o a fare aperitivi.

 

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8 – Un consiglio a chi sta iniziando ad avvicinarsi alle rampe?

Il consiglio che possiamo dare è quello di buttarsi, è normale aver paura, ma la paura la si supera tirando fuori le palle ( perdonami il termine ), e questo è uno sport dove la paura non serve, anzi! Conoscete persone e fatevi dare consigli, guardate tanti video, imitate, inventate!!! E’ il mondo e modo perfetto per scoprire i propri limiti fisici e mentali e trovare il modo di superarli, e questa cosa crea una soddisfazione e una sicurezza in se stessi che a parole è inspiegabile! Bisogna pattinare, pattinare e ancora pattinare, poi pian piano i risultati si vedono e diventa come una droga, non puoi più farne a meno, diventa non solo uno sport o una disciplina ma proprio uno stile di vita, un modo di pensare, un mezzo per affrontare le cose non solo sulle rampe ma anche nella vita di ogni giorno.

 

Grazie per le belle parole, House Bunnies! Speriamo di skateare presto insieme.

Intanto non perdetevi le loro avventure su instagram, che è cosa buona e giusta.

 

Love,

Doom

 

 

 

 

Interview: Anguanas Ramp Crew

Interview: Anguanas Ramp Crew

 

Nuove crew stanno lentamente iniziando ad emergere in tutta Italia e io non posso che essere contenta ovviamente!

Ho deciso di continuare le interviste sul blog iniziando proprio ad intervistare alcune ragazze delle nuove crew italiane. Partiamo dalla più recente perchè prestissimo faranno un evento e quindi bisogna parlarne subito, la Anguanas Ramp Crew.

 

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Ciao anguanas ramp crew, chi siete?
Ciao! Siamo Ann Atomic Bomb e Anek Breaker, due del folto gruppo di skaters di questa nuova crew, diciamo che siamo quelle che hanno deciso di “formalizzare” questo progetto! Una buona parte della nostra squadra di Roller derby, le Anguanas appunto, ha deciso di sperimentare sulle rampe … da qui è nata la crew!

Potete spiegare il vostro nome a chi ci legge e non mastica roller derby? Perchè “Anguanas”?
Ann: Le Anguane sono creature mitologiche popolari tipiche del Veneto, la nostra regione, capaci di trasformarsi e dai poteri mistici … diciamo che ci sentiamo affini a queste creature!
Capisco! Dato il nome presumo ci siano molte componenti della vostra squadra. Si sono unite anche skater che non praticano il roller derby?
Anek: Per ora siamo tutte skater che praticano anche roller derby, con le Anguane appunto, ma non vediamo l’ora di avere qualche new entry (skaters vicentine … dove siete?)

Dove skateate di solito?
Durante la stagione estiva ci troviamo ogni giovedì e domenica sera dalle 21.00 alle 23.00 alla bowl di Parco Fornaci Via Carlo Farini a Vicenza!

So che è da un bel po’ che vi cimentate sulle rampe, forse un annetto? Quando avete iniziato?
Anek: Alcune di noi erano presenti al primo Meet Up italiano a Udine nel dicembre 2015 … senza sapere realmente cosa stavamo facendo! Diciamo che da un annetto che le rampe sono diventate quasi una costante per noi!

Mi dici i tuoi tre skatepark o spot preferiti e dove si trovano?
Ann: Il The Wall a Vicenza, il The Pit a Bassano del Grappa (VI), Skate Park Cornedo Vicentino.

Ho visto che a breve farete un evento. Qual è il programma della giornata?
Abbiamo in programma questo primo meet up in terra vicentina, domenica 3 settembre alla bowl del Parco Fornaci di Vicenza.
L’evento è in concomitanza di un festival di 3 giorni che si chiama Fornaci Rosse, durante il quale ci saranno convegni, concerti e varie attività nel Parco. Noi saremo li la domenica dalle 16. Dalle 18 al bar del Parco ci sarà un dj set fino alle 21.30 e durante tutto l’evento proponiamo sfide di Beer Pong!

Ecco il link all’evento facebook.

 

 

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Un consiglio per chi vorrebbe formare una crew e ancora non si è decisa/o?
Ann: Consiglio di trovare persone che hanno la passione di pattinare e provare, mettersi in gioco!

 

Non posso che essere d’accordo con Ann sull’ultima frase e augurare alle Anguane la migliore riuscita per il loro prossimo evento!

Potete contattare le Anguane sulla loro pagina facebook.

 

 

Love,

Doom

 

 

 

 

Il video di Freeda: com’è andata

Il video di Freeda: com’è andata

 

L’altroieri è uscito il servizio su Freeda riguardo quello che facciamo. “Le ragazze del rollerskate” ha già totalizzato circa 90.000 visualizzazioni e nel mio caso specifico si è trasformato in un’ottima occasione per iniziare conversazioni con persone che non conoscevo e che si vogliono avvicinare al ramp skating.

 

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Insomma, è andata un po’ come speravo.

Il video è stato girato durante il “Pota” meetup a Bergamo, lo scorso luglio.

Il caldo che faceva quel giorno è talmente indescrivibile che posso solo provarci. Per quanto ci bagnassimo la testa sotto la fontanella non era mai abbastanza, per quanto bevessimo non eravamo mai idratate a sufficienza, le forze mancavano e l’unico motore che ci ha fatte skateare comunque è stato il pensiero di una reale opportunità di far conoscere quello che facciamo alla gente.

In questo senso un GRAZIE enorme al team di Freeda, che nonostante le temperature è stato di una professionalità e di una gentilezza fuori dal normale.

Ecco il video in questione:

 

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Ffreedamedia%2Fvideos%2F1833580310286619%2F&show_text=0&width=476

(nell’anteprima: io e Matje in una double run)

 

Sto leggendo alcuni commenti sotto al video nelle ultime ore e sono davvero soddisfatta delle reazioni e della risonanza che sta ottenendo.

Spero che sia solo un punto di partenza e che la scena inizi a crescere. Se siete interessate/i a farne parte, scrivetemi e parliamone.

Love,

Doom

 

 

 

 

Blog chiuso per ferie!

Blog chiuso per ferie!

 

Come da titolo, vado in ferie! Tiè!

Parto proprio oggi per un viaggio e farò ritorno in data tutt’ora imprecisata ma sicuramente dal 21 agosto sarò nuovamente operativa – visto che ricomincio a lavorare, damnnn!

Ecco le tappe del mio viaggio imminente. Parto con Chiddo a.k.a. Benedetta Bassi Photography, che ben conoscete.

 

5-6 agosto > Praga

7/10 agosto > Aarhus (Danimarca)

11 agosto > Copenhagen

12-13 agosto > Berlino – Chicks in Bowls meetup

 

 

Se vi capita di essere dalle mie stesse parti in quei giorni fatemelo sapere. Sarò raggiungibile su facebook e instagram ogni volta che troverò uno straccio di wi-fi.

Nel frattempo buone vacanze e buone scheitàte!

Doom

 

 

Diario: Trieste-Roma in 53 ore

Diario: Trieste-Roma in 53 ore

 

Lo scorso weekend ero a Roma ed è stata un’avventura molto strana, costellata di imprevisti e situazioni tragi-comiche. Come sempre la butto giù in stile diario, un po’ come mi viene.

Innanzitutto una premessa doverosa: abito a Trieste. Trieste, come suggerisce la Carrà, si trova praticamente in c*lo ai lupi. Ultima tappa del nordest prima di entrare in terra slovena, capolinea della Venezia-Trieste, fine della A4, codina del Friuli Venezia Giulia.

Da Trieste la gente non passa mai per caso, ci devi andare apposta. Praticamente riflette lo spirito della città al 100%: non siamo noi a dover venire da te, sei tu che devi venire da noi.

D’altro canto se tu, triestino/a, hai voglia di uscire dalle colonne d’Ercole e pensi di partire per un qualsiasi viaggio, sai che dovrai fare tappa a Mestre e prendere un altro mezzo.

Mestre è una realtà allucinante che per il momento ho risolto definendolo “Limbo”. Non riesco a trovare nessun’altra funzione per la città di Mestre se non questa. Probabilmente ne ha, chissà. Non ho mai approfondito.

Fatto sta che venerdì 28 luglio sono partita alle 16:15 da Trieste e circa due ore dopo ero a Mestre seduta al bar della stazione a far passare circa 50 minuti prima dell’arrivo del mio treno (Italo, super economy).

Salgo sul treno e finalmente mi rilasso. Apro l’iPad e mi sparo vagonate di puntate di Mad Men una di seguito all’altra. Entrati in una serie di gallerie infinite – presumo quindi che siamo in Toscana – l’atmosfera inizia a farsi strana.

Avete presente quando avete una sensazione strana alla bocca dello stomaco e la testa si svuota? A me capita. In quel momento ho pensato “Mh, mi sa che sta per succedere qualcosa”.

E così è stato. Neanche 10 minuti dopo vedo sfrecciare il capotreno lungo il vagone chiedendo se ci fosse un ufficiale di polizia a bordo. Lo vedo tornare indietro dopo svariati minuti accompagnato da un signore e dirigersi verso i vagoni alle mie spalle.

Nel frattempo il treno si ferma a Firenze e una certa agitazione inizia a manifestarsi sul treno. Si sentono grida, la gente si alza dai propri sedili e guarda verso un punto oltre la porta cercando di capirne la causa.

Mentre mi tolgo le cuffiette per saperne di più,  un uomo viene portato via in barella scalciando sul binario, seguito dal capotreno e altre persone. Attorno a me capto stralci di conversazioni che mi suggeriscono che il tipo abbia dato di matto e abbia minacciato di spaccare la testa a tutti brandendo il martelletto per la teca dell’antincendio.

La situazione evolve rapidamente e ci viene chiesto di evacuare il treno. Mentre mi domando perchè, il capotreno ci raduna e ci spiega che, in preda alla follia, il tipo di cui sopra ha detto che ci avrebbe fatti saltare in aria. Dunque allarme bomba e relative procedure di sicurezza.

Mi parcheggio nel centro del corridoio principale della stazione, mi siedo per terra, apro una birra e aspetto. Non c’è nient’altro da fare.

Siamo scesi dal treno attorno alle 21:15. Alle 00:30 arriva un treno da Roma per venirci a prendere. Saliamo e partiamo. Raggiungo Roma circa un’ora e mezza dopo e mi ritrovo a Tiburtina con l’unico obiettivo di toccare un materasso nel minor tempo possibile.

Attorno alle 03:00 riesco finalmente ad andare a dormire.

 


 

La mattina di sabato 29 luglio sono piena di speranze. Sì è vero, fa caldo. Sì è vero, sono stanca. Ma chissenefrega. Il puntello a Ponte Mammolo è alle 09:30 e trovo Matje che dorme seduta su una panchina. La sveglio, agguantiamo qualcosa da mangiare e aspettiamo Sara e Seitan che arrivano in auto, armate di scope e palette.

Lo skatepark Collefiorito di Guidonia è un posto che non conosce letteralmente nessuno. Si trova poco fuori Roma e per raggiungerlo da Ponte Mammolo ci impieghiamo circa mezz’ora – se non ricordo male.

Quando arriviamo ci sono altre ragazze ad aspettarci, un ombrellone (appostato molto strategicamente) e un park di cemento abbastanza trascurato ma molto interessante. La bowl è veramente immensa. Senza coping, grezza, alta. Nell’area adiacente un bank e due mini con una spine in mezzo. Queste ultime da lontano ci sembravano una manna dal cielo, poi abbiamo notato quanto fossero fatte male. Senza coping, con un vert che partiva troppo presto, una transizione quasi impossibile, cemento che ci si frantumava sotto le ruote.

Neanche a dirlo, abbiamo optato per la bowl, seppur con i suoi limiti.

 

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Dopo una skateata all’insegna di 40 gradi percepiti – e forse reali – abbiamo pranzato per poi dirigerci con molta calma verso la seconda tappa della giornata: il Bunker.

 

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Avevo tanto sentito parlare del Bunker e tanto avevo visto online, ma non ero ben sicura della dimensione della struttura. Le mie aspettative non sono rimaste deluse: se vi capita, andate al Bunker. Io mi sono fatta la tessera associativa perchè mi sembra un bel progetto e vorrei tornarci: spero che capiti presto, francamente.

Dopo una pausa di un’oretta all’ombra della pineta – io e Matje ci siamo addormentate – il Bunker apre e finalmente entriamo.

Vedo l’halfpipe e so che ci devo salire come prima cosa. Bellissima.

 

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Il resto del pomeriggio stiamo un po’ nell’area flat a chiudere qualche trick su una quarter e ce la giochiamo un po’ sulle mini. Tutte prese benissimo: volano trick, gente che si trova in park per la terza volta nella vita chiude stall, io chiudo un 50-50 (finalmente), Matje chiude un tabernacle. Insomma benissimo.

 

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Siamo al Bunker da meno di due ore quando Matje fa uno shoot the duck sul coping della mini e dice “Raga, mi sono rotta un dito”.

Da lì in poi è un viaggio in auto fino all’ospedale più vicino, ore di attesa, coca-cola dai distributori e chiacchiere. Responso: Matje si è lussata due dita e sub-lussata un terzo. Insomma, ha fatto le cose per bene.

 

 

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La sera ce ne andiamo a dormire in totale tranquillità, distrutte dopo aver skateato tutto il giorno. Penso di essermi addormentata alle 22:30 quella sera. Na vergogna.

 


 

All’alba di domenica sono carica. So che stiamo andando al park di Cinecittà e so che avrò pochissimo tempo per skatearmelo.

Leggi qui la review del Cinetown che ho scritto lunedì.

Dopo 40 minuti devo già recuperare armi e bagagli e tornare verso Tiburtina. Il mio Flixbus parte alle 12:00.

Alle 21:15 sono finalmente a Trieste. Ho fatto in tempo a guardarmi quasi un’intera stagione di Mad Men e ormai vorrei lavorare in un’agenzia di pubblicità negli anni ’60 – e invece ci lavoro negli anni ’10, ma va bene lo stesso.

 

 

Sto per partire per una nuova avventura ma non aggiornerò granchè il blog fino al mio ritorno (dal 21 agosto in poi).

Se volete seguire le mie avventure dovreste farlo su instagram, dove aggiorno spesso.

 

Buone vacanze!

Doom

 

 

 

It’s a head thing

It’s a head thing

 

“Questione di testa”. Quante volte ce lo diciamo, ce lo ripetiamo e nonostante tutto non riusciamo a completare un movimento “per colpa della testa”?

A me capita spesso, non starò qui a dirvi di aver trovato la formuletta magica per risolvere qualsiasi problema riguardo l’apprendimento di un trick. Purtroppo per me (e per voi) un trick non si completa con uno schiocco di dita ma richiede tempo, pazienza, costanza e soprattutto sicurezza in se stesse/i.

Premessa: sono una persona molto distratta e lo sono sempre stata. Questo non mi aiuta per niente nè sul lavoro nè tantomeno nella vita di tutti i giorni. Sono il tipo di persona che continuerebbe a gridare per ore “Ma dove ho messo gli occhiali?” salvo accorgersi di averli appesi allo scollo della maglietta, o il tipo di persona che solo se aiutata e presa per mano riuscirebbe a ricordarsi di pagare le bollette o sistemare quelle carte dal commercialista salvo incorrere in mesi di mora.

Non lo faccio di certo apposta, ma non posso negare di essere davvero davvero un disastro in certi ambiti della mia vita.

Pattinare non è un’eccezione. Equilibrio? Mai avuto. Consapevolezza del proprio corpo nello spazio? Nemmeno. Insomma per praticare questa disciplina mi sono dovuta fare in quattro sul serio. Niente di quello che sto facendo in questo periodo della mia vita ha senso per il mio corpo. La precisione con cui atterro sul coping sarebbe stata solo un miraggio lontano se non mi fossi messa in testa di provare a controllare la velocità e la posizione dei piedi. In questo senso sono fiera dei miei piccoli risultati ma, come per tutte le persone, ci sono dei giorni in cui non c’è proprio niente da fare.

 

Ecco una serie di cause e relativi accorgimenti a cui ricorro quando sento che non ci sto con la testa.

 

1 – Probabilmente sto cercando di fare troppe cose insieme. A volte arrivo in park con una lista mentale di trick da sbloccare e ne esco a mani vuote. Chi troppo vuole nulla stringe: cerco di ridurre la mia lista ad un solo trick e mi metto in testa che “se non sarà oggi sarà la prossima volta”. Di solito funziona.

2 – Non è una buona giornata per pattinare da soli. Ok, può capitare anche questo. A volte stare in park da soli ad esercitarsi è un po’ noioso. Solitamente finisco per voler fare tutto subito, senza scaldarmi e senza fare pause tra una run e l’altra. Andare in park con qualcuno non solo è più divertente ma sinceramente mi permette sempre di confrontarmi con qualcuno rispetto a quello che sto facendo, chiedere pareri e risolvere trick.

3 – Ansia da prestazione. Se non riesco a concentrarmi probabilmente sono troppo presa da tutto quello che sta intorno alla rampa e non dalla rampa. In questi casi devo necessariamente attuare la mia “tattica paraocchi”, un metodo che utilizzo ogni volta che sono in volo (odio l’aereo). Consiste nel fare finta di non avere visione periferica. In pratica l’unica cosa che conta sono le mie ginocchia e uno spazio di 5cm tutto intorno al mio corpo, come una specie di bozzolo. Nel caso specifico della rampa basta fare finta di essere all’interno di uno spazio vuoto, solo la rampa ed io.

4 – Forse non ho mangiato / bevuto abbastanza. Anche questa sembrerà una banalità, ma spesso per via del fatto che “sto andando a divertirmi” dimentico completamente che pattinare sulle rampe è esercizio fisico – eccome se si fa fatica!

5 – Sto pensando a cattivi risultati in altri ambiti della mia vita. Potrei aver avuto una settimana dura a lavoro e potrebbe essere che il mio sentirmi inadeguata sul lavoro abbia la meglio sulla mia performance fisica. Quante volte non abbiamo chiuso la porta “problemi personali” prima di entrare in palestra con l’unico risultato di non riuscire a fare assolutamente niente? La cosa migliore è tenere separati i due ambiti. Come? Basta circondarsi di persone che ci supportano, indossare la nostra tshirt da battaglia, pulire i pattini, cambiare i cuscinetti, fare una serie di cose che ci fanno stare bene in preparazione all’arrivo in park. Andare in park dovrebbe essere motivo di relax: se non chiudiamo quella porta anche fare quello che ci piace diventerà frustrante con l’unica conseguenza di non farcelo più piacere. Ed è un peccato.

 

Vi siete ritrovate/i in questi scenari? Ci sono altre possibili cause che minano la vostra concentrazione? Parliamone!

Doom